“194, una ingiustizia divenuta diritto”.

Sabato 1 dicembre 2018, a Palermo, l’associazione Società Domani ha promosso un convegno intitolato “A 40 ANNI DELLA LEGGE 194/78, Storia Valutazioni Prospettive”. Tre ore di intenso scambio culturale con il pubblico che ha gremito la sala “Dei Normanni” dell’NH Hotel al Foro Italico di Palermo. Circaquattrocento persone hanno seguito relazioni e testimonianze di:Movimento per la Vita, Medici Cattolici Italiani, Centro Aiuto alla Vita di Palermo, Forum Vita Famiglia Educazione, Forum delle Associazioni Familiari, Guide e Scout San Benedetto, Avulss e Cesvop. Il tema è stato affrontato in chiave storica, giuridica, medico scientifica, morale e culturale.

Ha moderato gli interventi la Dr.ssa Paola Geraci, ginecologa di lungo corso e storica volontaria nel CAV di Palermo la quale, ha rievocato gli albori del Centro Aiuto alla Vita di Palermo introducendo le relazioni dell’Avv. Federico Pirera, del Dr. Raffaele Pomo, del Prof. Don Calogero D’Ugo, dell’Avv. Giovanni Granatelli e le testimonianze di Marina Casini, Sandra La Porta, Luciano D’Angelo, Diego Torre, Dario Micalizio e Francesca Caridi.
L’Avv. Federico Pirera ha affermato che La legge 194rappresenta il culmine di un movimento socio-culturale che ha visto trasformare il costume ed il modo di pensare della società italiana. E’ possibile parlare di una vera e propria rivoluzione culturale, all’insegna del movimento del ’68, che ha fatto sentire i suoi effetti anche in campo giuridico. Sotto questo profilo, infatti, possiamo affermare che con l’emanazione della legge sulla i.v.g. si è passati “dal delitto al diritto”: fino alla metà degli anni ’70 la pratica abortiva in Italia era guardata con estremo disfavore, al punto dall’essere punita dalle norme contenute nel Titolo X del libro II del codice penale, nominato “Dei delitti  contro la integrità e la sanità della stirpe”. Tuttavia, la Corte Costituzionale, nel 1975, con la storica sent. n. 27, dopo aver riconosciuto il fondamento costituzionale della tutela del concepito nell’art. 2 Cost., il quale mira a salvaguardare i diritti inviolabili dell’uomo, affermò, ciononostante, che “[…] non esiste equivalenza tra il diritto non solo alla vita ma anche alla salute proprio di chi è già persona, come la madre, e la salvaguardia dell’embrione, che persona deve ancora diventare”. Pur tuttavia, ben consapevole degli interessi in gioco, la Corte stessa puntualizzò che è “obbligo del legislatore predisporre le cautele necessarie per impedire che l’aborto venga procurato senza seri accertamenti sulla realtà e gravità del danno o pericolo che potrebbe derivare alla madre dal proseguire della gestazione: e perciò la liceità dell’aborto deve essere ancorata ad una previa valutazione della sussistenza delle condizioni atte a giustificarla”. La visione che sta alla base della legge 22 maggio 1978, n°194 è di tipo conflittuale: vi è infatti la contrapposizione fra due diritti, quello della madre ad abortire, da un lato, e quello del concepito a nascere, dall’altro. La genericità e la ampiezza dei presupposti e delle modalità (indicate negli artt. 4, 5 e 6 della legge in parola) per far ricorso alle pratiche abortive evidenziano, invece, la inadeguatezza e contraddittorietà di una legge che si propone (rectius: vorrebbe proporsi) la finalità di garantire “il diritto alla procreazione cosciente e responsabile”, di riconoscere “il valore sociale della maternità”, di tutelare “la vita umana dal suo inizio”. La legge, inoltre, sembra andare contro lo spirito stesso della Costituzione, che tutela il diritto alla vita del concepito, la famiglia e la maternità negli artt. 2, 29 e 31. E’ possibile quindi affermare oggi la necessità di un cambiamento di rotta a favore di una “politica per la vita” a sostegno di una procreazione responsabile e a difesa della famiglia, quale cellula insostituibile di ogni ordinato vivere e progredire umano e sociale; ed, infine, a difesa del concepito quale essere umano a tutti gli effetti perché, come scrisse Tertulliano, homo est qui est futurus.
Il Prof. Don Calogero d’Ugo, ha richiamato il 70° anniversario della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo. Tale ricorrenza propone la centralità della persona umana nella sua bellezza naturale e soprannaturale, in un contesto culturale che moltiplica i “nuovi diritti”. Intanto però, come afferma Papa Francesco, è messa a repentaglio “la libertà e l’inviolabilità di ogni persona umana (…). Penso anzitutto ai bambini innocenti, scartati ancor prima di nascere; non voluti talvolta perché malati o malformati o per egoismo degli adulti…”. L’aborto non è un “problema cattolico”. Non è una questione confessionale, ma umana. Il cattolico entra nelle questioni della polis non per imporre i suoi valori, ma per esprimere la preoccupazione per l’assenza di un etica sociale che l’uomo in quanto uomo non si può esimere di avere senza rischiare di ledere la dignità di se stesso e degli altri. L’aborto è un atto illecito perché è la soppressione di una persona umana nel suo stato iniziale. La questione di quando inizia la persona é pretestuosa, perché l’atto del generare include la partecipazione della natura dei generanti. Due persone umane generano una persona umana. Il concepito non è qualcosa, ma qualcuno! A cosa serve il proliferare dei diritti se no si garantisce il diritto ad esserci una volta concepiti? Nella qualità di ex- embrione, vi garantisco che non me ne farei nulla del diritto all’istruzione e alla libertà di espressione se non potessi essere oggi e qui;  vivo e vegeto! La legge 194/78 potrebbe essere vista anche in tale ottica e non in quella ideologica che vede solo la libertà di scelta della donna. Facciamo nostre le bellissime parole di Giovanni Paolo II: Reagiremo ogni volta che la vita umana è minacciata. Quando il carattere sacro della vita prima della nascita viene attaccato, noi reagiremo per proclamare che nessuno ha il diritto di distruggere la vita dalla nascita. Quando si parla di un bambino come un peso o lo si considera come mezzo per soddisfare un bisogno emozionale, reagiremo per affermare che ogni bambino è un dono unico e irripetibile di Dio.

L’Avv. Giovanni Granatelli, ha sottolineato come, nonostante l’ampio consenso sociale di cui sembra godere la 194, dopo quaranta anni parliamo ancora di legge sull’aborto. Una legge non estranea alla cultura che ha concorso a determinare una crisi demografica allarmante, un vero e proprio inverno demografico, un collasso della natalità iniziato nel 1971, in pieno boom economico in coincidenza con il varo della legge sul divorzio. Matrimonio in crisi, famiglia in crisi, rifiuto del figlio. In questo scenario, il figlio non è un dono ma un impegno gravoso che attenta alla serenità dei singoli e della coppia, un elemento terzo che può togliere risorse, soldi, tempo. Il figlio è percepito come nemico del benessere tanto che un concepimento su cinque finisce in un aborto procurato. Senza aborto l’incremento demografico starebbe in una forbice positiva tra il 20 ed il 25%. Viviamo in una società densa di diritti, povera di doveri e povera di generosità. La cultura dominante spinge a praticare l’aborto, negando la realtà di ciò che esso è. Davanti al dubbio ed alla difficoltà troppo spesso la 194 offre, solo, un modulo da riempire. La libertà di aborto, diffusa con la 194, si è trasformata in negazione della verità sull’aborto, generando una società che non riconosce giustizia al più debole e diffonde un concetto di “qualità di vita, che rischia di assumere caratteristiche inquietanti. 53 milioni di aborti all’anno nel mondo. 6 milioni di aborti in Italia, in quarant’anni. Il diritto di disporre della vita di un nascituro, innocente e debole equivale ad abbandonare pericolosamente, la convivenza degli uomini e tra gli uomini, all’arbitrio di chi ha più forza, più strumenti di controllo e di influenza, producendo un modello socio-politico disumano.

Alla fine delle relazioni è stato osservato un minuto di silenzio in ricordo delle vittime dell’aborto. Quindi ha preso la parola il Presidente nazionale del MpV, Marina Casini, nome storico della battaglia per la vita in Italia. La Prof.ssa ha tracciato una breve cronaca della nascita del MpV, evocandone gli inizi a partire dalla vicinanza concreta e fattiva alle donne ed alle madri, nel clima surriscaldato del 1978, alimentato da chi fattivamente, favoriva e pubblicizzava la pratica abortiva come un atto rivoluzionario di liberazione della donna. “Prima fare poi parlare”, è stato lo spirito con cui il movimento è cresciuto. Sono stati ricordati i migliaia e migliaia di bambini salvati dalla morte, le tante mamme che, nel segno della verità e dell’amore, sono state incoraggiate e sostenute spiritualmente, moralmente e materialmente. La Presidente Casini ha concluso accostando l’immagine di ogni bambino che viene al mondo a quella del rinnovamento della creazione.

Diego Torre, leader della Marcia per la Vita di Palermo, ha sottolineato che “La Marcia nasce 16 anni fa dinanzi all’abortorio dell’Ospedale Civico. E’ un momento di preghiera, riparazione e di proposta culturale, sociale e politica. La Marcia attraversa il centro cittadino, raccoglie migliaia di presenze ed autorevoli testimonial. Il festoso corteo composto da famiglie, bambini, giovani, associazioni e privati cittadini, con bandiere, striscioni, cartelloni, carrozzine e palloncini, ribadisce pubblicamente e civicamente la rilevanza fondamentale, per la polis, di affermare il fondamentale diritto alla vita come presupposto di qualunque altro diritto. Per questo la Marcia, oggi,ha ampliato i suoi obbiettivi manifestando le esigenze pro-family alle autorità della Regione Siciliana (registro comuni family-friendly, irpef agevolata a famiglie numerose etc), riuscendo ad ottenere misure concrete inserite nella finanziaria regionale. La Marcia ha raggiunto una partecipazione di 5000 persone.

Hanno dato ulteriore ricchezza alle testimonianze Luciano D’Angelo presidente del CAV di Palermo, che ha descritto il grande impegno profuso negli ultimi decenni, snocciolando i numeri di un impegno poco conosciuto quanto costante, effettivo ed efficace che ha salvato migliaia di bambini e dato aiuto e conforto ad altrettante madri. Il Dr. Dario Micalizio, Presidente regionale del Forum delle Associazioni Familiari, ha sottolineato il rapporto tra il fenomeno abortivo e le tematiche della famiglia sul piano sociopolitico. Infine il pubblico è stato toccato dall’esperienza della Sig.ra  Francesca Caridi, che ha narrato la sua peculiare vocazione alla maternità ascoltata ed accolta dagli occhi di una bambina “rifiutata”, che si trovava nell’ospedale dove la Signora svolge la sua professione.

Il Presidente di Società Domani, ha sottolineato l’importanza del fatto che diverse associazioni si siano ritrovate insieme a realizzare una critica seria, qualificata e costruttiva intorno alla ricorrenza del 40mo della legge 194/78 ed ha concluso ribadendo che intorno alla legge 194/78 è in corso, da quaranta anni, unconfronto tra libertà e verità. L’attualità di questa battaglia civile, non riguarda solo l’inalienabile e fondamentale diritto alla vita, ma coinvolge la stessa possibilità di continuare a d esercitare la “libertà di dire la verità”, possibilità messa in forse da unadittatura del relativismo che si esprime attraverso un pensierounico e “politicamente corretto”, sempre più pervasivo.

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