11 SETTEMBRE 2001 – TUTTO IN UNO SCATTO

“La gente d’occidente vuole solo una cosa: vacanze. Come durante l’invasione russa (600.000 soldati del Patto di Varsavia) a Dieppe approdano navi di vacanzieri e auto private dirette verso sud, generando code interminabili: sono queste le divisioni dell’Occidente” scriveva Emil Cioran nel 1970, alla vigilia del fantastico trentennio di fine secolo XX, denso di futuro, di sviluppo, di spiagge
agostane, di sapore di sale e di settimane bianche. La gente di occidente ama la vita comoda, il lavoro è diventato una ordinaria maledizione da esorcizzare ogni fine settimana, ogni estate e, ad ogni festa liturgica cristiana, divenuta un alibi per fuggire dal tran tran, rinnovando l’esorcisma. La foto di Tomas Hoepker, scattata mentre le Torri Gemelli bruciano e si afflosciano con il loro carico di vittime, è un eccellente sintesi del “come siamo diventati”.Un gruppo di giovani sull’Est River, mentre le Torri Gemelle fumano, prendono il sole tranquilli e rilassati, minimamente interessati a capire quello che sta succedendo. Non gli interessa sapere perché alcuni giovani, come loro, si
sono immolati per il loro dio, combattendo una guerra che è contro un modo di vivere che ritengono blasfemo, nemico dell’islam e loro avversario personale. Lo scatto, divenuto famoso, è di quelli che in una immagine condensano e riassumono un intero tratto di storia. Le fiamme delle due Torri colpiscono ed illuminano, ma la gente d’occidente è troppo presa dal sole, dal mare, dal bel vivere, da una vita troppo dolce per essere disturbata da grandi verità, da un grande credo, da un grandioso passato e dal progetto di un
futuro. La gente d’occidente ha scelto Brecht “beati i popoli che non hanno bisogno di eroi” e, aggiungiamo, di santi, di avventurieri, di grandi passioni definitive proiettate verso l’eterno, la gente d’occidente ha scelto, è tutto qui nel giro di orizzonte, e tutto qui va consumato. L’11 settembre, l’Islam ha capito che non era il caso di compiere altri gesti eclatanti, altri massacri, sarebbero bastati atti contenuti e circoscritti, che portassero via poche vite umane alla volta. Come a Parigi, a Barcellona, a Londra, a Nizza. In modo che la gente d’occidente non si svegliasse dal sonno, predisposta com’è a non prendere niente sul serio, intenta com’è, a godersi la vita sul piano inclinato
della negazione della fede cristiana e della negazione della ragione umana, che introducono alla negazione di ogni realtà e distinzione in un inebriante nichilismo. Da quel settembre 2001, l’Islam ci osserva mentre mettiamo le nostre candeline al Bataclan (130 morti), sul luogo di Charlie Hebdo (20
morti, 22 feriti), ci sente intonare canti al lungomare di Nizza (86 morti, 458 feriti), portare gli orsacchiotti alla Rambla di Barcellona (16 morti). Hilarie Belloc annota “mentre ridiamo, siamo guardati da grandi e terribili volti. E su questi volti non c’è sorriso”. Si potrebbero aggiungere le decine di migliaia di vittime cristiane trucidate, in tutto il mondo, per mano delle organizzazioni
jhadiste . Chi si ricorda più dello sgozzamento di Theo Van Gogh o delle decine di personaggi che vivono blindati, nella libera Europa, perché condannati da una fatwa come Salman Rushdie? Ogni volta l’islam guarda la nostra commozione, i nostri gesti pietosi verso noi stessi, ci vede in ginocchio
e ci guarda rialzarci, asciugare le lacrime e andare avanti, ricominciare come se nulla fosse accaduto, fino alla prossima volta. Trincerati dietro la linea Maginot dei nostri irrinunciabili usi e costumi post cristiani, post moderni, nichilisti e spinellari. L’occidente si illude di avere la formula della vita migliore, una vita senza religione, senza dio, senza inferno né paradiso, senza verità, senza patrie ed appartenenze, senza nessuna identità da riconoscere, niente per uccidere o per morire, senza fastidiose coerenze, esageratamente moderati in tutto, pure nel vizio. Eccolo qui, ci siamo, è il nostro mondo, il mondo degli eterni giovani sull’Est River … mentre le torri fumano!
Società Domani

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