ABORTO FAI DA TE: ISTRUZIONI PER GLI ILLUSI.La libertà secondo le femministe

“Le nuove linee guida, basate sull’evidenza scientifica, prevedono l’interruzione volontaria di gravidanza con metodo farmacologico in day hospital e fino alla nona settimana. E’ un passo avanti importante nel pieno rispetto della 194 che è e resta una legge di civiltà”
Queste le parole twittate dall’attuale Ministro della Salute Roberto Speranza qualche giorno fa, che danno via libera all’aborto farmacologico in privato. Il Consiglio di Sanità e la società di ginecologia e ostetricia hanno espresso un parere favorevole e univoco: quindi, si può fare.
L’argomento aborto è tornato all’attenzione mediatica a seguito di un fatto accaduto in Umbria. Qui, Donatella Tesei, presidente della Regione Umbria ha avuto la colpa di abrogare, nel giugno scorso, la delibera della precedente giunta che permetteva l’aborto con la Ru486 prima in day hospital e poi a domicilio. Il dietrofront del Presidente era stato mosso dal desiderio di voler assicurare alla donna maggior «considerazione, assistenza e supporto» in un momento così drammatico. A seguito di questa decisione, la “Rete Umbra per l’Autodeterminazione” ha organizzato la manifestazione “Libere di Scegliere”, a cui hanno aderito sindacati e associazioni varie. I democratici dell’Umbria hanno organizzano una petizione online, con pochissime adesioni, e messo in moto una contestazione che ha valicato confini umbri e riacceso gli animi della sinistra tutta. Già in aprile, in una lettera inviata al ministro, firmatari tra gli altri, Laura Boldrini, Roberto Saviano e Marco Cappato, veniva evidenziata la necessità di una deroga alle norme vigenti che permettesse l’aborto fino alla nona settimana, anziché alla settima con procedure semplificate per l’eliminazione dell’«embrione». La pressione esercitata sul ministro deve essere stata non indifferente visto che anche associazioni del tutto estranee al fatto si sono unite al coro gridando allo «scempio», come l’Arcigay. Le femministe si sono unite al coro gridando più forte, perché quello è storicamente, il loro territorio e ne rivendicano il possesso. Il loro avvertimento è chiaro: non facciamo passi indietro, l’aborto deve essere indolore, semplice, sicuro per tutte le donne.
Non può che sorprendere che l’opzione dell’aborto farmacologico risulti così seducente sul fronte della sicurezza, dal momento che risulta essere più rischioso di quello chirurgico. La pillola rappresenta un punto di svolta perchè simbolo e garanzia della totale autonomia della donna, spostando l’asse del discorso dal piano morale-sanitario a quello ideologico. Nessuno sta pensando alle donne, nemmeno le femministe stesse che concepiscono come una vittoria personale e collettiva la nuova e semplificata veste di questa 194. Gridano a gran voce la parola libertà, come se si fossero realmente guadagnate una porzione di spazio più grande, quando invece la porzione è sempre più piccola e soggetta al controllo di un terzo, lo stato. Il governo offre alle donne la libertà: la libertà di essere da sole, di mettere volontariamente la propria salute a repentaglio, di gravare meno sui costi della sanità pubblica. Il corpo delle donne è sempre più il riflesso di un corpo più vasto, quello dello stato, che continua a riconoscerne il valore in quanto luogo prediletto del trionfo del liberismo capitalista, della mercificazione e del politicamente corretto. Siamo di fronte ad una vera e propria opera di mistificazione della realtà, non si sa bene come altro definirla. Le misure previste dalle nuove guide linea promosse dal ministro mirano alla banalizzazione di un fatto grave che va sbrigato come una qualsiasi altra pratica, in privato e in solitudine deresponsabilizzando sia il compagno/marito che lo stato stesso. Oltretutto l’aborto farmacologico darà il via ad una nuova clandestinità, legale e irresponsabile, che trasferisce tutto sulla donna.
La libertà che queste modifiche regalano alle donne non è né un segno di civiltà, né di responsabilità civile. La libertà di cui parla Speranza è la libertà per le donne di essere lasciate da sole ad affrontare il proprio aborto in privato, di ignorare altre alternative all’interruzione della gravidanza, di essere private della possibilità di scegliere in modo differente. Dietro il paravento di una maggiore libertà si delinea, lo abbiamo già detto, un’altra volontà, non meno pericolosa e non meno lesiva della dignità della donna e del bambino – la banalizzazione dell’aborto e la sua riduzione a fatto privato.
Con un bicchiere d’acqua e una pillola il gioco è fatto, semplice, indolore, sicuro, così come tante femministe vorrebbero che fosse, forse con troppo ottimismo, forse per troppa leggerezza e irrealismo. La presidente nazionale del Movimento per la Vita Marina Casini precisa : “Si tratta di un aborto vero e proprio. Non è ‘meno aborto’ per il fatto che non avviene con gli strumenti chirurgici. Siamo di fronte ad una propaganda a favore di. questa pillola abortiva Ru486. Siamo di fronte ad una provocazione – sottolinea la presidente di Mpv in un’intervista a Vatican News – che ha uno scopo ideologico: quello di rendere l’aborto un fatto tanto banale, basta in fondo bere un bicchiere d’acqua, da far dimenticare che c’è in gioco la distruzione di un essere umano nella fase prenatale della propria vita”.
Marina Massaro

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