CONOSCERE LA VERITÀ PRATICARE LA GIUSTIZIA.

La Giornata ha come titolo “Conoscere la verità, praticare la giustizia”. E’ la verità che ci fa liberi e la pretesa di essere giusti senza seguire la verità comporta alla fine anche di non essere liberi e di assegnare la giustizia a forze impersonali come l’economia o lo Stato. Non saranno mai i meccanismi a rendere giusta la nostra società, ma gli uomini giusti. La prassi, compresa la prassi pastorale, non possono essere fonti autonome di verità né di giustizia. Esse riguardano l’esistenza e l’esistenza dipende, lo si voglia o no, dall’essenza.
Per questo serve la formazione alla Dottrina sociale della Chiesa. Bisogna evitare lo scivolamento frettoloso verso la prassi, verso la soluzione delle emergenze, verso la distribuzione di cerotti per coprire le piaghe della vita comunitaria. Certo, bisogna anche distribuire antidolorifici, ma poi bisogna guarire dalla malattia e prevenirne altre. L’azione della Chiesa non giunge solo alla fine del processo, come un’ambulanza. Essa non raccoglie solo i cocci tentando di ricucirli col bostik. La sua Dottrina sociale ha un ruolo architettonico per la costruzione dell’intera società, ha la pretesa di esprimere un sapere organico sulla verità della convivenza umana. Non episodico, non emergenziale, non residuale.
A questo si ispirano le Scuole di Dottrina sociale della Chiesa “Mater et Magistra”, una delle quali è stata anche tenuta dallo stesso arcivescovo Crepaldi dal portale della Nuova Bussola Quotidiana. Per accettare questa ispirazione bisogna però accettare prima un altro presupposto: che il cristianesimo non sia solo utile ma sia indispensabile per il bene comune, come dice la Caritas in veritate. E questo oggi nella Chiesa non è ritenuto vero da tutti. Il mondo diventato “adulto” – si dice – non avrebbe più bisogno del cristianesimo, al quale spetterebbe di accompagnare il mondo su un piano di pariteticità, quando non debba esso, piuttosto, imparare dal mondo e non viceversa.
L’ossequio cattolico al processo di secolarizzazione ha finito per convincerci che il mondo “adulto”, in cui tutto funziona anche senza Dio, sia addirittura una conseguenza del cristianesimo. Ecco perché spesso le Scuole di Dottrina sociale della Chiesa – ma non quelle “Mater et Magistra” – sono prevalentemente orizzontali e affrontano i problemi sociali dal punto di vista sociologico, mettendo da parte la prospettiva di fede. Tutt’al più esse fanno riferimento ad una generica concezione della dignità della persona umana e quindi ad un’etica umanistica priva però del fondamento nella prospettiva dogmatica della Chiesa. L’idea oggi prevalente è che si debba partire dai bisogni sociali per poi eventualmente recuperare i contenuti della fede. L’idea delle Scuole “Mater et Magistra” è invece opposta: bisogna partire dai contenuti della fede per illuminare i bisogni sociali e a quel punto anche i bisogni sociali appariranno molto più profondi di quanto non ci dicano giornalisti e sociologi.
Finora le Scuole di Dottrina sociale della Chiesa “Mater et Magistra” hanno coinvolto circa un migliaio di persone. Molte di loro hanno frequentato a distanza. Quindi la Giornata del prossimo 3 febbraio permetterà loro di conoscersi anche di persona. Ecco perché sarà anche una giornata festosa e di amicizia, oltre che contenuti. Tutti i frequentanti sono stati già invitati. Qui li si reinvita a partecipare, anche se la distanza può costare un po’ di fatica (qualcuno ha già assicurato la sua presenza perfino da Palermo). Ma non va dimenticato che tutti possono partecipare, pur non avendo frequentato. E’ una Giornata della Dottrina sociale della Chiesa in quanto tale e, quindi, aperta a tutti.

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