DONALD TRUMP “L’ostacolo rimosso”.

Quattro anni di fuoco concentrico su  Donald Trump hanno sortito il loro effetto,  ma non troppo. Il martellante bersagliamento di New York Times e Cnn e il lavoro fatto dai sondaggisti, avrebbero dovuto provocare la “valanga blu”. Invece niente. Neanche le proteste per la morte di George Floyd contro le violenze degli agenti di polizia americani, hanno determinato un boom del voto democratico. Forse perché le autorità locali, sindaci e governatori, responsabili dell’ordine in quegli Stati, spesso erano Democratici.

Trump ha resistito aumentando il suo monte voti, ma non riuscendo a guadagnare il 50% più uno dei delegati, veri elettori del Presidente USA. Non è un caso che il Senato è rimasto a maggioranza Repubblicana e alla Camera dei Rappresentati i Democratici rischiano di perdere cinque seggi. Gli elettori hanno fermato l’onda Democratica, semplicemente perché essa è esistita solo sui media. Un Senato a maggioranza repubblicana sarà importante per arginare il dispotismo dei Democratici anche perché, questi ultimi, hanno in progetto di elevare a stato di Distretto, Columbia e Portorico, portando a 52 le stelle della bandiera USA, e determinando il cambiamento dei rapporti di forza  nella Corte Suprema con l’aumento dei giudici.  Fra l’altro l’unico governatorato che in queste elezioni ha cambiato colore è quello del Montana, passato ai Repubblicani, mentre in Luisiana si è registrato, in concomitanza con le elezioni presidenziali, il favore  del 62% degli elettori (contro il 38%) sull’emendamento che nega all’aborto il valore di diritto costituzionale.

Anche i media nostrani si sono scatenati, toccando i massimo sul LA7 con la trasmissione di Purgatori che ha dedicato una intera serata per produrre una immagine di Trump corrotto, corruttore, evasore fiscale, spregiudicato donnaiolo fino a stilare un profilo clinico da malato psichiatrico, manco dovessero votare gli italiani.

Cosa vogliamo farci? I progressisti sono così, non lo fanno per cattiveria, gli viene spontaneo.

Ma quali sono le cose che Trump ha realizzato in questi quattro anni? Difficile redigere il quadro complessivo dell’operato di un Presidente USA, ma alcune cose si possono sottolineare, tenendo conto che il potere mediatico internazionale ha cercato in tutti i modi di oscurare e sabotare l’immagine di Trump, mettendo in risalto fatti della sua vita privata ed evitando di informare il pubblico intorno alle sue scelte politiche, peraltro costruite grazie ad eccellenti collaboratori come Mike Pompeo.

IN POLITICA INTERNAZIONALE Trump è riuscito a  contrastare la progressiva politica di influenza ed espansione cinese, facendo da ostacolo alle mire imperialiste di Xi Jinping che, non dimentichiamolo, è il primo leader cinese a sommare sulla sua persona tutte le massime cariche del potere cinese, un fatto che non accadeva dai tempi di Mao Zedong. Le trame espansionistiche di Xi Jinping attraverso la realizzazione della via della seta, hanno trovato un ostacolo in Trump. In Medio Oriente c’è stata una svolta grazie agli  “accordi di Abramo” tra Israele ed Emirati Arabi Uniti, cui si è aggiunto il Bahrein. Un accordo storico che in un altro contesto avrebbe guadagnato un nobel per la pace, ma non nel caso di Trump. Il 15 settembre 2020 sono stati siglati documenti per “perseguire una visione di pace, sicurezza e prosperità nel Medio Oriente…e la piena normalizzazione dei legami bilaterali”, con un richiamo al Patriarca Abramo, punto di congiunzione delle tre religioni monoteistiche.  In quattro anni di presidenza, Trump non ha scatenato nessun nuovo intervento militare internazionale. Una cosa che può stare antipatica all’industria delle armi, ma non agli americani che si sono ritirati dalla Siria settentrionale. Nessun pacifista ha esultato!

Le maggiori democrazie occidentali hanno il problema del DEEP STATE. Chi governa, eletto democraticamente, non ha un reale pieno potere. I governi si trovano a contrastare un potere mediatico che non è più quell’indispensabile servizio di informazione alla Comunità politica che dovrebbe essere, ma un potere al servizio di uno “stato profondo” che risponde a logiche ed interessi multinazionali e finanziarii. Trump è stato un ostacolo al deep state. La sottrazione dei finanziamenti all’OMS è stata una delle tante misure che ha preoccupato seriamente la cupola dell’establishment internazionale che lo ha contrastato ancora di più. Peraltro il 45esimo Presidente degli USA si è trovato a combattere con una inchiesta giudiziaria, il  Russiagate, in cui Trump è stato accusato di alto tradimento e spionaggio a favore di potenze straniere. Un’inchiesta senza prove che nel 2019 si è chiusa con un nulla di fatto. Nonostante questo Trump ha comunque realizzato successi economici straordinari, abbattendo la disoccupazione, un risultato intaccato dall’epidemia covid19.

Sul piano della questione climatica e della green economy, Trump ha costituito un ostacolo ed un punto a favore della razionalità e della verità, perché ha smascherato le ideologie green tagliando fuori gli USA dai folli Accordi di Parigi 2016. L’obiettivo 2 gradi, prevede la riduzione dei gas serra prodotti dalle attività umane (anidride carbonica in primo luogo, ma anche metano e refrigeranti Hfc). La presidenza USA ha denunciato che in realtà la vera partita è sui campi di battaglia per accaparrarsi le fonti energetiche che emettono CO2. In questo senso Trump conosce benissimo il gioco cinese proteso a conquistare tutta  l’Africa e le sue materie prime, lasciando i paesi poveri nell’arretratezza più assoluta, ma concorrendo a sviluppare una green economy che favorisca soprattutto Pechino. Green vuol dire anche “batterie”, e batteria vuol dire litio, materia della quale la Cina ha l’85% della produzione.

Trump è stato un ostacolo ai progetti di ulteriore espansione delle politiche proaborto. La Marcia per la vita del gennaio 2020 è stata la prima volta di un Presidente USA, «Siamo qui per un motivo molto semplice – ha detto – difendere il diritto di ogni bambino, nato e non nato, di realizzare il potenziale a lui donato da Dio. Ogni gennaio, da 47 anni, gli americani arrivano qui per marciare per la vita. E oggi come presidente degli Stati Uniti, sono davvero orgoglioso di essere qui con voi». I finanziamenti all’aborto che provengono dal cosiddetto Titolo X, un capitolo di spesa pubblica promosso nel 1970 dal Congresso, per la prima volta sono stati tagliati.

Trump ha dato un apporto, destinato a durare nel tempo, alla composizione della Corte Suprema degli Stati Uniti con la nomina di Amy Coney Barrett, conservatrice, cattolica e anti abortista. Per i progressisti un ostacolo a carattere permanente, visto che la nomina è a vita. Nella circostanza Trump aveva twittato: “dobbiamo avere il risultato finale la notte del 3 novembre”, lanciando l’ennesimo sospetto sul voto per posta. Ma Twitter ha censurato il post, definendolo “controverso” e possibilmente “fuorviante in merito alle modalità di partecipazione alle elezioni”. Episodio che conferma il potere del deep state nei confronti dell’uomo, ritenuto, più potente della terra, il Presidente USA.

 

Infine non si può dimenticare la costituzione della COMMISSIONE GLENDONCommission on Unalienable Rights” nata nel 2019 da una iniziativa del Segretario di Stato USA Michael R. Pompeo allo scopo di definire i diritti umani inalienabili ai quali si dovrà attenere il Dipartimento di Stato USA nella sua politica estera. Ha raccolto eminenti personaggi della cultura e della scienza di livello mondiale. La commissione è presieduta da Mary Ann Glendon, giurista cattolica della Harvard Law School, già presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali (nominata da san Giovanni Paolo II). La Commissione Glendon ha avuto l’esplicito mandato di distinguere i “veri” diritti umani inalienabili da quella proliferazione di presunti diritti umani andati moltiplicandosi negli ultimi decenni attraverso interpretazioni e giurisprudenze varie. Insomma un lavoro importantissimo per distinguere i veri diritti umani da quelli che sono la proiezione di desideri incarnati da lobby omosessualiste, ambientaliste, animaliste etc….  Anche in questo Trump rischiava di diventare un OSTACOLO INSORMONTABILE.

E’ probabile che gli USA si annuncino tempi di promozione dell’aborto, del gender, di intolleranza verso la libertà di religione e verso la libertà di parola, di compressione del diritto all’autodifesa, tendenza alla statalizzazione e burocratizzazione di sanità ed educazione, aumento delle tasse e depressione economica. Ma l’aspetto più preoccupante per la politica internazionale sarà il venire meno di un vero polo alternativo al diffondersi dell’influenza planetaria della Cina comunista e di altri centri di potere multinazionali e finanziari…. E tutto questo anche perché, l’ostacolo è stato rimosso!

2 comments
  • Mauro
    novembre 10, 2020 at 9:21 am

    Trump ha sicuramente un’ottima squadra di professionisti che hanno lavorato bene in questi quattro anni. A meno di una Grazia divina, purtroppo gli USA e di conseguenza anche gli altri Stati a livello mondiale non avranno un futuro roseo, visto l’ideologia progressista che sta dietro Biden. Mi consola il confidare nel Signore Gesù Cristo che ha vinto il male con la sua Resurrezione, quindi stiamo attaccati a Lui e andiamo avanti nella sua dottrina.
    Cristo regni!

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  • F.
    novembre 10, 2020 at 8:42 pm

    Gli americani sono un popolo molto articolato ed anche assai diverso dal nostro.
    Certamente è rappresentato da una classe politica molto addensata sui due poli che si distinguono sol perché finiscono per far prevalere la voglia di non far vincere l’altro rispetto alla voglia di fare il bene comune. Da qui si spiega come due personaggi impresentabili come Biden e Trump, che si accaniscono uno sull’altro, vengano votati nella misura in cui uno sia peggiore dell’altro. Trump ha dimostrato di essere un gradasso impegnato a portare le lancette della storia dei rapporti nell’Occidente indietro di 50 anni e perciò la sua sconfitta è un bene. Non si starà molto meglio con Biden, però almeno si cambia vento.

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