I BILIOSI DEL 4 MARZO E IL FUTURO DELL’ITALIA

Dal 4 marzo 2018, i liberal italiani, forse anche quelli di mezza Europa, cercano in mille modi di elaborare il lutto della sconfitta. A giudicare dalle reazioni, sembrano soffrire travasi di bile. Non si capacitano come sia possibile che gli elettori, il popolo, quello che un tempo andava “avanti … alla riscossa”, li abbiano abbandonati per altri lidi. La sinistra, ed i suoi sacerdoti mediatici, è preoccupatissima e, intanto, rosica. I loro conduttori televisivi moltiplicano gli annunci di crisi della compagine gialloverde, puntualmente smentiti dai fatti. Anche i vescovi italiani hanno l’aria di essere molto preoccupati, vagheggiano la formazione di nuovi, quanto improbabili, “partiti cattolici”, fino a rilanciare “un appello ai liberi e forti di oggi a lavorare insieme per l’unità del Paese”. Unità che, intanto, la CEI dovrebbe ricostruire a casa propria, all’interno della Chiesa stessa. La sollecitazione non sembra riscuotere grande eco, considerato il calante appeal che la Chiesa di Bergoglio accumula nello spazio pubblico. La monotonia con la quale si reiterano incitamenti all’accoglienza a tutti i costi, la disattenzione agli appelli di Papa Francesco per le navi cariche di migranti che vagano nel Mediterraneo, ne sono prova.

Intanto una sinistra livorosa, davanti all’avanzata populista, cerca di identificare un nemico comune intorno a cui adunare le sue sfilacciate file. Ha provato col pericolo fascista, inventando, addirittura, il “fascistometro”. Una genialata che fa rima con, “cavolata”, perché i parametri proposti, hanno finito conl’attribuire patenti di fascista ad integerrimi personaggi dall’immacolato pedigree progressista, che non ci stavano a passare per “neri”. L’insana iniziativa è prematuramente defunta. Poi, qualche giorno fa, il fattaccio avvenuto in Polonia, ha ridato ossigeno ai biliosi del 4 marzo. L’assassinio del sindaco di Danzica, Pawel Adamowicz, accoltellato da un giovane durante un evento pubblico, ha messo in moto la macchina mediaticaeuropea. Uno squilibrato dagli inequivocabili precedenti, ha finito col diventare, secondo il quotidiano La Repubblica, una persona solo “apparentemente folle” che con il suo gesto assassino evoca “la virulenza della contrapposizione fra i nazional-reazionari al governo e l’opposizione liberale”. L’atto criminale, di un personaggio che non ha alcuna appartenenza se non quella ricollegabile alla sua patologia, è trasformato mediaticamente in atto simbolico, ispirato dalla situazione politica polacca e dal vento reazionario di Visegrad. Un autorevole personaggio nostrano intervistato sull’assassinio di Danzica, ha concluso: “oggi l’Europa non è più un luogo sicuro”. Mai, all’indomani dei reiterai attentati islamici, sono state dette cose simili, né si è mostrata tanta preoccupazione da parte dei guru progressisti e dalla CEI. Tutti alla ricerca dell’epifenomeno in grado di evidenziare in modo inequivocabile la gravità della malattiaemergente, la deriva populista cui fare fronte e per la quale occorre l’unità di cui parla Bassetti. A fare da supporto intellettuale ai biliosi, o se volete, da “soccorso rosso”, provvedono i gesuiti che dalle colonne di “Civiltà… ahimè…Cattolica” hanno assunto il ruolo di intellighenzia dei resistenti. Peraltro, i figli di Sant’Ignazio, accusano chi alimenta la “paura del caos”, come se dal caos e dalla confusione, che la società liquida diffonde in grande quantità, non si dovesse temere nulla, ma, anzi si ritenesse opportuno considerare quest’ultime, premesse di un futuro felice.

Basterà la lucidità dell’intellighenzia gesuitica a restituire vervealla sinistra progressista antipopulista ? Il partito dei biliosi continuerà ad autoavvelenarsi secernendo il sinistro fiele ad ogni nuovo successo gialloverde? Basteranno barconi contesi e sicari schierati a ridare nuova spinta gli sconfitti del 4 marzo?

Intanto rimaniamo in attesa che gli altri, i vincitori, mentre si rallegrano della malfunzionalità epatica dei loro avversari politici, facciano rallegrare anche gli italiani concludendo qualcosa di buono per l’intero Paese. Ma si devono affrettare,  perchè molti cominciano a chiedersi quale futuro ci aspetta, da un clima sociopolitico simile???

Società Domani

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