In esclusiva il sacerdote dell’omelia anti-ddl Zan: «Ecco perché ho sfidato questa legge ingiusta»

08/06/2021 di Luca Marcolivio

Poco meno di un anno fa, un parroco palermitano sorprese l’Italia con un’omelia di fuoco. Le sue parole, grazie a YouTube divennero virali nel giro di pochissimi giorni. Non è molto frequente che il clero italiano affronti in modo così diretto, senza giri di parole, il tema dell’omofobia. Oggi che il dibattito sul ddl Zan è tornato in primo piano, don Lillo D’Ugo è tornato sull’argomento. Intervistato da Pro Vita & Famiglia, il parroco di Belmonte Mezzagno ha espresso una visione che, oltre ad essere totalmente priva di ambiguità, è rafforzata da un’esperienza sul campo assai positiva, nell’ambito della pastorale per le persone con tendenza omosessuale.

 

Don Lillo, il ddl Zan, contro cui lei tuonò un anno fa, è nel pieno del dibattito al Senato. A essere in gioco non è solo la libertà d’espressione ma anche la libertà religiosa…

«Quando lo scorso luglio ne feci accenno nella mia omelia, non si parlava ancora molto di quell’argomento. Quella domenica stavo commentando la parabola del grano e della zizzania (cfr Mt 13,24-43) e, attualizzandola, avevo cercato di illuminare la coscienza dei fedeli su quanto stava avvenendo. Mi accusarono di aver fatto un comizio con toni di predicatore d’altri tempi ma, in realtà, stavo semplicemente svolgendo un atto liturgico libero, responsabile all’interno di una celebrazione. Il frammento di quella mia omelia divenne immediatamente virale; mi hanno riferito che recentemente anche Sgarbi l’ha ripreso con 400mila visualizzazioni. Dopo quasi un anno, quindi, non posso che ribadire le stesse preoccupazioni. Siamo di fronte a una legge ingiusta che lede la libertà d’espressione e di pensiero ma non solo. Questa legge rischia di complicare la vita a chi non pensa secondo i parametri del politicamente corretto dei gruppi omosessualisti e ideologizzati. Magari non arriveranno a fucilarti ma a metterti a tacere sì: in fondo è quello che è già avvenuto ovunque sono state approvate leggi simili. Se però ogni anno le aggressioni per motivi di orientamento sessuale non superano la trentina l’anno, perché tanta insistenza? La risposta l’ha data un sostenitore dello stesso ddl Zan alla manifestazione di Milano di un mese fa: l’obiettivo è arrivare alla genitorialità omosessuale, all’utero in affitto, attualmente vietato dalla legge 40. Tutto questo è il frutto di una visione imperniata sul relativismo puro, su un soggettivismo esasperato, non radicati né nel buon senso, né tantomeno sulla fede cristiana».

La sua comunità parrocchiale condivide le sue posizioni? La sostiene in questa battaglia?

«Sì, grazie a Dio, la mia comunità è compatta, chi fa un cammino di fede serio, non può avere che queste visioni. Solo in minima parte i miei parrocchiani sono influenzati da visioni ideologiche, che confondono i piani e fanno credere che questa legge è necessaria alla difesa delle persone. È tristissimo vedere comunità cattoliche immerse in un multiculturalismo teologico. In compenso, ho visto che alcuni giovani entusiasti hanno aperto la pagina Facebook Amici di don Lillo, che, nell’arco di una settimana, ha superato i 3000 iscritti. Non mi sento affatto una voce che grida nel deserto, con la mia comunità si cammina insieme».

Le è mai capitato nel suo ministero pastorale di approcciare persone omosessuali, con le loro relative problematiche?

«In 25 anni di sacerdozio, ho avuto modo di accogliere tutti, anche se non si può accogliere tutto. Ho avuto modo di seguire persone con tendenze omosessuali che hanno lottato o stanno lottando per essere fedeli al Vangelo, così come lotto io o chiunque altro. La proposta di un cammino di santità va fatta a tutti, la Chiesa Cattolica ha prodotto documenti proprio in merito alla cura pastorale di persone con tendenza omosessuale, che ho cercato di attualizzare. Il problema è chi ha la presunzione di correggere il cristianesimo. Il soggettivismo esasperato dei nostri tempi ha invertito il principio dell’incarnazione: invece di dire che Dio si è fatto uomo, affermano che l’uomo si è fatto Dio; vogliono cambiare i sacramenti e qualunque altra cosa. Con gli omosessualisti ideologicamente schierati, ho avuto più che altro approcci sul piano culturale, con esiti “simpaticamente polemici”. Con le persone omosessuali che non si ritrovano nelle rivendicazioni del movimento gay, invece, ho avuto dei frutti pastorali positivi: sono persone in cammino, che hanno fatto il loro percorso. Chi ha intrapreso un cammino spirituale, avvicinandosi al Signore, è rifiorito. Questi ragazzi desideravano semplicemente essere amati e, quando hanno percepito l’abbraccio del Signore, la loro vita è notevolmente cambiata in meglio».

Fonte: Provitaefamiglia

1 comment
  • Mauro
    giugno 9, 2021 at 7:20 pm

    Avanti Monsignore, Dio la benedica sempre.

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