La nostra è una società libera? Le dittature che hanno caratterizzato così duramente il secolo scorso sono davvero e per sempre scomparse?

Secondo lo scrittore e filosofo francese Michel Onfray, ateista, postanarchico ed edonista, la cultura occidentale sta percorrendo le fasi di un processo storico che mira alla instaurazione di una dittatura globale. Un cammino che porta verso un modello imperiale stile Star Wars. Che passa per “Distruggere la libertà; impoverire la lingua; abolire la verità; sopprimere la storia; negare la natura; propagare l’odio; aspirare all’Impero” , La tesi è esposta nel suo ultimo libro:

TEORIA DELLA DITTATURA, Ed. Ponte delle Grazie, pp. 220.


Onfray non è il massimo della simpatia, afferma che “Dio non è morto perché non è mortale. (…) Una finzione non muore». È tutto dire. Eppure il suo ultimo libro colpisce per la franchezza espositiva e per l’aderenza alla realtà politica che, con il determinante apporto del quarto potere, si sta progressivamente realizzando. 1984 e la Fattoria degli Animali, sono suoi punti di riferimento politologico, Onfray considera Orwell “al pari” di Machiavelli e del suo “Principe”. L’autore afferma che il nichilismo decostruzionista ha preso il posto del materialismo dialettico, e in questo contesto “si scopre che la lingua è fascista, che la civiltà giudaico cristiana viene messa ai margini…. che la verità di ognuno si trasforma nella verità tout court, che la marginalità sessuale diventa norma”. La sua critica punta il dito verso i suoi vecchi “compagni” diventati esponenti del “gauchismo culturale in cui viviamo grazie al post-Sessantotto”. La lucidità della sua tesi convince soprattutto quando elenca con sistematicità gli strumenti usati per l’instaurazione della nuova dittatura: la distruzione della libertà, l’impoverimento della lingua, l’abolizione della verità, la soppressione della storia, la negazione della natura e la propagazione dell’odio. L’autore è convinto che il potere dell’Impero di Maasstricht lavori alacremente per accelerare il processo del crollo della civiltà giudaico cristiana celebrando qualunque cosa contribuisca alla sua fine in qualunque campo, cinematografico, letterario, sociologico, religioso, biologico, politico etc…. trasformando in guardie rosse della rivoluzione chiunque, attore, scrittore, giornalista, scienziato, medico, politico, artista, possa essere utile all’opera di demolizione con una particolare cura nel “mandare in frantumi l’immagine patriarcale della coppia monogama”.

La sinistra ghauchista oggi riconvertita alla nuova religione progressista, costituisce l’avanguardia di questo cammino di decostruzione e distruzione, una enclave di intellettuali che hanno il “solo scopo di convincersi di non avere tradito e di essere rimasti fedeli ai propri ideali”. Questa sinistra “si è spinta fino a far credere che l’Europa di Masstricht avrebbe rappresentato la fine della disoccupazione, il pieno impiego, l’amicizia tra i popoli, la scomparsa delle guerre, la prosperità generale e l’armonia sociale organizzata dall’alto”. In ultima analisi Onfray profetizza due cose, la nascita di un Impero e la perdita della libertà in un contesto progressista dove “il progresso significa sostenere il catechismo dei dominatori e ingoiare tutti i principi della loro ideologia, significa non rimettere mai niente in questione e prendere per oro colato tutte le cose che si raccontano a scuola, sui giornali in televisione o su internet”.

Il libro non si articola in capitoli, ma in sette comandamenti da quello di distruggere la libertà all’ultimo, aspirare all’impero. Sette ottimi e circostanziati motivi, per i quali Michel Onfray esclude la possibilità di schierarsi con il progressismo ed invita il lettore a fare altrettanto.

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