LA SUPERSTIZIONE DEL DIVORZIO “L’uomo moderno vuole mangiare la sua torta nunziale senza consumarla” .

La superstizione del divorzio è un’opera brillante ed intuitiva scritta nel 1920 da G.K.Chesterton, autore londinese che visse tra la fine dell800 e metà del 900. L’autore vuole mostrare non tanto lamaro inganno del divorzio ma la bellezza incontaminata propria del matrimonio. Il titolo fin da subito colpisce lattenzione del lettore, fosse questultimo anche il più distratto. Partiamo da una domanda che forse in maniera velata pone lo stesso Chesterton: «che cos’è il matrimonio?». Già, occorre partire non tanto dal divorzio ma proprio dal valore che viene messo in discussione. Per il nostro autore la famiglia e il vincolo matrimoniale rappresentano alte forme valoriali che luomo deve sempre preservare e custodire anche contro una cultura dominanteconformata ed abbagliata da false verità (niente di più attuale). Scrive Cherteston: «nella società sta penetrando a fondo lo spirito secondo il quale leccezione è premessa allo scopo di alterare la regola»; questa attualissina dinamica sociale e politica, ha prodotto errori che la cultura del XX secolo ha diffuso ampiamente nel modo contemporaneo di pensare il matrimonio, la famiglia, l’educazione, la sessualità. Le ideologie portate avanti da certe politiche e da certi opportunismi,hanno reso il terreno fertile per la nascita di un diffuso relativismo falsamente mascherato esontuosamente rivestito da “verità alla moda. Il relativismo ha innescato un girotondo di falsità che hanno generato la decostruzione di valori che costituiscono l’ossatura di una società stabile e solida. Il matrimonio garante e limite del senso della socialità delluomo è stato profondamente violentato da falsi ideali, che ahimè hanno ferito la stessa libertà umana. Il patto matrimoniale è sigillo damore vocazionale che un uomo e una donna sono chiamati a salvaguardare. Invece nella società attuale si è diffusa lidea che il matrimonio sia un mero prodotto umano, nel senso di essere considerato una sovrastruttura culturale, unistituzione ideata per regolare un rapporto tra due persone in senso contrattuale, senza alcun radicamento e riferimento all’essere stesso dell’uomo.Niente di più errato, il matrimonio non è istituzione umana fine a se stessa, ma nasce da quel principio alto di libertà che opera una scelta, per sempre, e lega strettamente un uomo e una donna, portando a maturazione la loro personalità.

Per lautore esso «non è indagine o esperimento o un incidente; è un voto, un giuramento. E il giuramento è un limite una finestra, lunica finestra dalla quale affacciandosi luomo possa comprendere il senso della propria vita e della Storia». Da queste commoventi ed incisive parole si comprende come il matrimonio venga inteso da Chesterton come ideale da perseguire, ideale che concorre alla piena affermazione della libertà dell’essere unano, libertà come mezzo per realizzare pienamente il proprio essere relazionale. L’autore fa emergere, con autorevolezza, che il Matrimonio è un ideale ed in quanto tale va coltivato ed alimentato. Diventa chiaro come il divorzioe la sua pervasiva diffusione sociale, oltre che superstizione, è pazzia di una società che mal tollera gli ideali. Ma sbarazzandosi di essi, finisce con il mortificare i Valori. Il pensiero dominante pareingegnarsi per relegare nell’oblio la verità sul matrimonio e sostituirla con falsità che certe ideologiepropagandano e spacciano per autentiche.

Annebbiati, accecati, direi drogati da questo profondo squilibrio spirituale e morale ci troviamo come gettati dentro una realtà che diffonde leggerezza ed irresponsabilità. Tale realtà sembra volerecondurre una sorta di guerra alla profondità e radicalità del patto damore. Ed ecco che il divorzio è pubblicizzato come la possibilità di una seconda o terza felicità, ma poichè tale non è, fatti e statistiche lo dicono chiaramente, esso si configura come superstizione, cioè qualcosa cui si attribuisce un potere che non ha. Il divorzio non ha il potere di ricreare felici. Per questo l’autore,invitando l’uomo a tornare al reale, lo richiama alla responsabilità, per compiere un salto verso lOrizzonte che tutto abbraccia, orientando la bussola in direzione di ciò che è degno dessere pensato, puntando lo sguardo all’autenticità di un patto damore che non può essere spezzato senza pagarne il prezzo individuale e sociale che è sotto i nostri occhi.

Lucia Conigliaro                

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