CATTOLICI E IMPEGNO POLITICO – IMPARARE DAL PASSATO

Cattolici e impegno politico – Imparare dal passato

Le vicende politiche del cattolicesimo democratico degli anni ’70 e ’80, facevano riferimento ideale a Scoppola, Dossetti, Pedrazzi, La Valle & c., nomi che richiamano stagioni passate e ricordano il ruolo decisivo, e divisivo, giocato dai cattolici democratici. Ma quale fu questo ruolo? Cosa costruì la presenza dei cattolici democratici in quel contesto politico? Quali indicazioni si possono trarre per l’oggi? Si può imparare qualcosa dal quella stagione?
Luigi Pedrazzi, cofondatore della rivista “Il Mulino” e redattore del manifesto a favore del divorzio, nel suo libro “La Resistenza Cattolica”, svela la natura e il ruolo che i cattolici democratici hanno giocato nella politica italiana. Secondo Pedrazzi, il Concilio Vaticano II ha concesso ai laici cattolici una ampia autonomia nella sfera temporale, una libertà messa in pericolo diverse volte. Nei primi anni del XXI secolo i cattolici “adulti” si sarebbero trovati a “resistere” all’invadente strapotere che allora (2006) esercitava il Card. Ruini. Per i cattolici democratici dopo le aperture del concilio il pendolo era tornato indietro. Secondo i cattolici democratici, l’impegno politico del cattolico si deve caratterizzare per una libera interpretazione delle indicazioni della gerarchia, una autonomia che si spinge fino a mettere in discussione il collegamento tra le scelte sociopolitiche e le verità naturali e cristiane sulla famiglia, sul divorzio, sulla vita, sull’aborto, sulla procreazione artificiale, sulla droga, sull’eutanasia, sulla famiglia, sul fisco, sulla politica internazionale. Sarebbe questo lo spirito di libertà che definisce la figura del “cattolico adulto non confessionale”.
Non possiamo dimenticare che il ruolo del cattolicesimo democratico ha un carattere elitario che punta più a conquistare l’opinione pubblica, quella costruita dai media, che quella elettorale-popolare. Esso si assunse il ruolo di trasbordare ideologicamente molti uomini e donne di fede nel campo progressista, quasi a realizzare la profezia di Gramsci: “il cattolicesimo democratico fa ciò che il comunismo non potrebbe: amalgama, ordina, vivifica, e si suicida”. Per questo motivo il PCI cercò il dialogo con i cattolici democratici, li accolse, li coccolò e li fece eleggere. Molti cambiarono “chiesa”, da quella di Cristo a quella di Togliatti, che nel mentre si era resa più democraticamente presentabile.
Tutto questo spiega perché, oggi, i cattolici democratici non suscitano più il grande interesse di un tempo, neanche per la sinistra, anche perché “sono trasbordati” a tale punto da avere sostituito i figli di Togliatti nella leadership del progressismo nostrano, leggi PD. Se la gente vuole la libertà di decidere non ha più bisogno di miti come Scoppola e La Valle, e anche da trasbordare è rimasto ben poco, almeno in campo cattolico. Rimane la memoria di una epopea simile a quella del Chè (Ghevara, per i più giovani, ndr), anche se meno romantica, fatta da intellettuali in giacca e cravatta “suicidati” nel senso gramsciano del termine. Ed oggi, dulcis in fundo, il cattolico democratico Tabacci, trova ovvio soccorrere la Bonino che ha corso il rischio di restare fuori dalla competizione elettorale del prossimo marzo.
Nei fatti, il cattolicesimo democratico “adulto”, ha generato un impegno politico indipendente dalla dottrina cattolica. Peraltro una tendenza sposata anche da certi vescovi nell’azione pastorale, dimenticando che la dottrina della Chiesa è posta proprio a salvaguardia della genuinità dell’evento e del messaggio cristiano.
I cattolici dem, hanno dimenticato che c ed il compito dei cattolici sarebbe quello di elaborare un senso appropriato di democrazia tenendo conto che la sua validità sta o cade con i valori che essa professa. L’impegno del cattolico in politica, può crescere a partire dalla diffusione della Dottrina Sociale della Chiesa, come strumento culturale capace di fecondare la vita lavorativa, professionale, imprenditoriale, istituzionale etc. Una DSC che diventi principio di riferimento, strumento valutativo, vita vissuta. L’impegno politico è il punto di arrivo e non una base di partenza; è il frutto di un cuore che trabocca di carità tanto da diventare carità sociale e politica. Non è un caso che la una enciclica titolata “Deus caritas est” si dilunga molto sulla DSC.
L’invito all’impegno politico del laicato, necessita di una premessa che tarda ad essere posta con efficacia: un serio impegno diocesano e parrocchiale affinché la DSC, da illustre sconosciuta, divenga un modo di guardare alla cronaca, uno strumento per leggere il quotidiano, il sale dei discorsi fra laici che commentano l’attualità, più delle diatribe sui ministeri liturgici perché, ordinariamente, l’altare dei laici dovrebbe stare nel mondo e non nel presbiterio.
Riflettendo sulla vicenda dei cattolici democratici si può dire che l’impegno dei laici in politica deve interpretare l’autonomia nelle scelte sociali e politiche non come separazione dal magistero e dalle sue indicazioni, ma come distinzione fra due ambiti di competenza fra di essi organici. Una distinzione che non può negare le verità credute e professate e le loro coerenti conseguenze socio politiche. Una conseguenzialità di fatto negata dai cattolici democratici nelle vicende del divorzio, dell’aborto, della legge 40, delle unioni civili, nella legge sul fine vita, fino ad alcune scelte di tipo fiscale e di politica internazionale. Un atteggiamento che, oggi, va ripensato perché la “questione della vita” non può essere separata da quella dello sviluppo economico e sociale, né dal problema della mafia e del lavoro.
Concludendo, l’impegno politico non “si inventa” ma si costruisce. Non è mai troppo tardi per mettere mano con decisione a un serio lavoro di evangelizzazione delle comunità cristiane utilizzando il prezioso strumento del “Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa”. Occorre capire che l’adesione agli insegnamenti e alle indicazioni del Magistero ecclesiastico non diminuisce la libertà dei laici ma l’aumenta, perché offre il terreno adatto in cui seminare e fare germogliare un impegno politico genuinamente cristiano, che fa rima con umano, un umanesimo di cui l’attuale situazione italiana e internazionale sembra avere straordinariamente bisogno prima che la cultura trasumanista diffonda i suoi miasmi velenosi e pervasivi di stampo nichilistico attorno a noi.
Infine dalla stagione del cattolicesimo democratico si può imparare che la “adultescenza” di certo cattolicesimo politico, non ebbe e non poteva avere successo semplicemente perché tradiva il Vangelo: “se non vi farete come bambini”………..

Paolo Piro

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