Palmiro Togliatti. Un realista padre del partito radicale di massa,

Palmiro Togliatti

Un realista padre del partito radicale di massa

 

Riportiamo, di seguito, una sintesi dall’incontro che Società Domani

ha dedicato, il 25.02.2022, alla figura di Palmiro Togliatti

 

Palmiro Togliatti nasce a Genova, una domenica di marzo del 1893. Era la domenica delle Palme, da lì il suo nome: Palmiro.

Cresce in una famiglia cattolica, da genitori praticanti, la mamma è una maestra di scuola, il padre un amministratore dei convitti. Togliatti scrive: “per abitudine si andava a messa tutte le domeniche, ma non sentii mai il problema religioso con troppa intensità”. A scuola è il primo della classe tanto da guadagnarsi l’appellativo de “il migliore”. Frequenta il liceo classico con ottimi risultati. In concomitanza della maturità, nel 1911, suo padre muore. La famiglia attraversa un periodo di difficoltà economiche e per andare avanti negli studi Palmiro partecipa al concorso per la borsa di studio. Si classificherà al secondo posto, il nono posto sarà appannaggio di un giovane sardo, di nome Antonio Gramsci. Palmiro vorrebbe intraprendere gli studi di filosofia ma, per assicurarsi un futuro più sicuro ed aiutare la famiglia, sceglie giurisprudenza. Si laurea con il massimo dei voti, 30/30, discutendo la tesi su “Il regime doganale delle colonie” con il professore Luigi Einaudi. Continua a seguire la sua passione per la filosofia ma, durante gli studi universitari frequenta Gramsci e matura il suo avvicinamento agli ideali socialisti rivoluzionari. Palmiro vive la sua gioventù nel clima del primo grande boom industriale del nord ovest italiano, dove sono ubicate fabbriche come la FIAT e l’ANSALDO che vedranno crescere una nuova, numerosa e forte classe operaia. Nel 1914 si iscrive al partito socialista. Il clima che si respira in quegli anni vive degli echi della rivoluzione bolscevica del 1917, della figura di Benito Mussolini che infervora gli animi dei giovani socialisti e che firma la testata dell’Avanti. Molti giovani percepiscono gli effetti dell’atmosfera ottimistica lasciati dalla belle époque, dal montante futurismo, c’è un’aria di attesa messianica e di grandi rivoluzioni nel sociale che la prima guerra mondiale metterà in crisi. Nel 1919 insieme a Gramsci, Terracini e Tasca fonda il giornale L’ordine Nuovo. Le masse operaie hanno bisogno di una guida, Togliatti intuisce che la politica “era una cosa troppo importante e troppo seria per lasciarla fare alla gente comune” guidare le masse verso la rivoluzione socialista diverrà la sua vocazione.

Intanto il Mussolini socialista diventa il Mussolini fascista, rappresentando con quel partito, come dicevano i socialisti de L’Ordine Nuovo:  “la parte peggiore della borghesia italiana”.

Le squadre fasciste diventano molto attive, sono uno degli strumenti con cui l’incombente regime spazzerà via ogni opposizione.
A Livorno, nel 1921, da una scissione del Partito Socialista, nasce il Partito Comunista d’Italia, che da lì a poco, insieme a Togliatti e tanti altri attivisti, sarà votato alla clandestinità. Nel 1926 Antonio Gramsci è arrestato, il carcere segnerà il suo destino piegherà il suo fisico e, nel 1937, lo porterà alla morte. In quell’anno Togliatti raccoglierà il testimone di segretario del partito comunista che ricoprirà fino al 1964, anno della sua morte.

Nel 1924 Togliatti sposa la compagna Rita Montagnana, l’anno successivo nascerà suo figlio Aldo. Da lì a poco, insieme alla famiglia, andrà esule in Unione Sovietica dove resterà 17 anni fino al 1943. A Mosca diverrà membro, importante e stimato da Stalin, del Comintern il gotha del comunismo mondiale.

Palmiro Togliatti è un uomo dal carattere riflessivo, diffida dei sentimentalisti e degli entusiasti, preferisce le decisioni pensate, prima che un militante ed attivista, sarà uno stratega. Fonderà lo stile della sua politica sul suo carattere ponderato, e sul convincimento che “il marxismo non è un dogma ma una guida per l’azione politica”.  Sposa la linea leninista che considera i primi nemici, i più pericolosi, quelli interni. Non pochi dirigenti e militanti comunisti fuggiti come lui in URSS, subiranno processi, esecuzioni, gulag e carcerazioni per avere, in vario modo ed a vari livelli, dissentito dal partito. Il Togliatti pragmatico, ritiene plausibile perseguire i dissidenti perché mettono in pericolo la “causa”. Togliatti sposerà la logica per cui il “partito ha sempre ragione, anche quando ha torto”. Nel 1930 diventa cittadino sovietico. Nel 1935 è inviato in Spagna durate la guerra civile, come commissario del Comintern. Vi rimarrà fino al 1939. In quel periodo lancia un appello ai fascisti italiani, invitandoli a tornare al primo ideale socialista.

Al rientro dalla Spagna in URSS, sarà messo sotto inchiesta perché sospettato di avere sabotato la liberazione di Gramsci nonché per via del sequestro, da parte della polizia francese, di un carteggio del PSE – partito comunista spagnolo. Palmiro è un uomo colto, competente, conosce bene la parte avversaria soprattutto la Chiesa Cattolica. Per lui il Vaticano è “l’avversario irreconciliabile e organizzato, di una trasformazione democratica dell’Italia”. Un avversario del quale ha grande rispetto, si arrabbia quando sente i suoi compagni denigrare o sottovalutare la Chiesa e il cattolicesimo, perché il nemico va conosciuto e considerato se lo si vuol combattere. Togliatti sa che il cattolicesimo, in Italia, è un modo di pensare, radicato nella mente dei più anziani e coltivato nei giovani. Ecco perché per attaccare il “nemico” è necessario conoscerlo a fondo.

Nel 1943 Palmiro torna in Italia sotto l’identità di Ercole Ercoli. Ha elaborato un progetto “per cambiare gli italiani nel modo di essere e di sentire” che sottopone a Stalin, il quale non manca di condividere e “benedire” il piano. Il progetto prevede quanto, in effetti, accadrà successivamente: la partecipazione dei comunisti al governo Badoglio, il referendum monarchia-repubblica, una costituzione nella quale inserire principi e formule che favoriscano la rivoluzione, governi di unità nazionale etc… tutte cose che puntualmente si realizzeranno compresa “l’amnistia Togliatti”. Un provvedimento di clemenza per un rapido avvio del Paese a condizioni di pace politica e sociale. L’amnistia comprendeva i reati comuni e politici, compresi quelli di collaborazionismo con il nemico e reati annessi, ivi compreso il concorso in omicidio. Il provvedimento sarà promosso da Togliatti, a in qualità di Ministro di Grazia e Giustizia del primo governo De Gasperi.

Lo stile politico del leader comunista è pacato, argomentato, tiene testa ai suoi avversari con raziocinio, facendo riferimento, spesso, a fatti davanti ai quali l’interlocutore rimane spiazzato per mancanza di memoria o di preparazione. Ignazio Silone dirà di lui “nessuno poteva stargli alla pari aveva un suo modo di ascoltare a lungo ma quando prendeva la parola era come se leggesse, veniva fuori la lunga riflessione, sapeva collegare fatti apparentemente secondari, a cui nessuno aveva pensato”.

Ricorre anche alla contraddizione, non la teme, come quando alla morte del dittatore “canonizza” il grande Stalin “Stalin è un gigante del pensiero e dell’azione, col suo nome verrà chiamato un secolo” salvo successivamente, in epoca destalinizzante, affermare che “Stalin divulgò tesi esagerate e false, fu vittima di una prospettiva di persecuzione etc…”.

Nel 1948 Togliatti subisce un grave attentato, tre colpi di pistola lo attingono mettendone in pericolo la vita. L’Italia è sull’orlo della guerra civile. L’Italia è ancora un Paese armato, Palmiro ha la forza di ordinare ai suoi di non reagire militarmente, nonostante ciò sulle piazze si conteranno i morti. Al risveglio dall’intervento chirurgico proferirà una frase in latino “Omnes actiones non ridere, non lugere neque detestari, sed intelligere”. Dalla sua formazione intellettuale, Palmiro ha imparato che dietro ogni azione dell’uomo vi è un motivo che occorre capire, e che dietro ogni istituzione c’è sempre un essere umano.  Questa considerazione fonderà un metodo di conquista dell’avversario che egli instillerà nei suoi dirigenti e nei militanti del PCI. Un metodo di conquista che gioca sul “cerchiamo ciò che ci unisce e non ciò che divide”, Palmiro sa che “nelle file della DC ci sono masse di intellettuali, contadini, giovani, con le nostre stesse aspirazioni (….) vogliono una Italia democratica e progressiva”. Uno stile dialogante che non vale, ovviamente, per gli irriducibili.

Nel 1951 Mosca gli propone di diventare il numero uno del Cominform, la direzione mondiale del  partito comunista. Lui rifiuterà. In Italia il PCI ha bisogno di Togliatti, c’è da cambiare l’Italia, le sue istituzioni e, soprattutto, gli italiani, occorre avviare la via italiana al socialismo. Nelle elezioni politiche del 1963 porterà il PCI al 25,6%, un grande successo, il PCI è il partito comunista più importante dell’occidente.

Nel 1964 si reca in vacanza a Jalta in Crimea, vuole parlare con Kruscev, è preoccupato della frattura creatasi fra Mosca e Pechino, ma muore all’improvviso a seguito di un infarto. Al suo funerale a Roma, in Piazza San Giovanni accorreranno più di un milione di persone. Un popolo che riconosceva in lui una guida sicura, la guida de “il migliore”. L’URSS gli dedicherà un francobollo e una città, Togliattigrad.

La figura di Togliatti può essere definita elitaria perché incarna un politico che pensa, che studia, un politico colto, abile e pragmatico, uno che concepisce progetti politici a lunga scadenza, un uomo che ha una visione del mondo e della società, la si condivida o meno. C’è chi lo chiamerà “l’anti rivoluzionario” perché Togliatti si era reso conto che la via per la conquista del governo non poteva passare per la scorciatoia della rivoluzione cruenta.

Nonostante ciò, restano ampie ombre: il suo voto per la condanna a morte di Imre Nagy capo della rivolta ungherese del 1956; le sospette delazioni nei riguardi di suoi compagni italiani rifugiati come lui a Mosca, incriminati perché dissidenti; le accuse rivoltegli di avere sabotato la liberazione di Gramsci;  il cinismo espresso nei riguardi del militari italiani ancora prigionieri in URSS, la cui cattiva sorte poteva essere per le famiglie italiane colpite da quel lutto “… il migliore, e il più efficace degli antidoti”, contro la tentazione di assecondare i fascismi. Una sorta di monito-castigo agli italiani, per non essersi ribellati al regime fascista.

Il suo atteggiamento prudente e ragionevole, che evitò lo spargimento di sangue dopo avere subito l’attentato, si deve anche al fatto che Palmiro era cosciente che l’occidente non avrebbe mai tollerato, in Italia, un partito comunista al governo, almeno non allora. La sua intelligenza politica lo portò a concepire un progetto di lungo respiro che oggi si è rivelato vittorioso, un progetto che ha cambiato gli italiani. Con l’evoluzione delle forze politiche di sinistra che si sono trasformate in quello che Augusto del Noce chiamò un “partito radicale di massa” ed oggi Luciano Canfora, in un suo recente libro, definisce come “La Metamorfosi”. Una forza cultural politica che oggi rappresenta una Italia secolarizzata e laicizzata. Il progetto togliattiano di trasformare gli italiani si è realizzato grazie alla spinta iniziale data da Palmiro, con lo stile politico progressivo da lui impresso al PCI e grazie agli insegnamenti intorno all’egemonia culturale lasciati da Antonio Gramsci.

Comunque lo si giudichi rimane un fatto, il grande ed esemplare spessore politico di un uomo nella cui storia e nel cui stile, chiunque volesse fare politica, da qualunque parte schierato, può trovare abbondante e valido materiale, utile ad elaborare una cultura in grado di essere propellente per concepire un’azione politica.

Materiale da fare proprio…. con beneficio di inventario, s’intende.

 

Martina Camonita

1 comment
  • Gabriele Conti
    marzo 6, 2022 at 6:11 pm

    mettetemi nella newsletter

    Pace e bene.

    Reply

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