Quando il politicamente corretto va al potere, cerca di fare leggi che ammutoliscano il pensiero.

LEGGE ZAN.

LA NEGAZIONE DELLA VERITA’

Il progetto di legge Zan, meglio noto come legge contro l’omofobia, è in fase di gestazione in Parlamento. Il suo promotore è molto attento a contenere le reazioni, assicurando gli effetti pacifici del testo. Si tratterebbe di una “legge necessaria, che va approvata senza compromessi” che mira a modificare l’articolo 604 del codice penale introducendo le discriminazioni “fondate sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale”. C’è chi accusa la legge di attentare alla libertà di parola. Per meglio conprenderne il senso, la proposta legislativa va ricondotta  al suo contesto genetico.

Il filosofo decostruzionista Jacques Derrida, nel 2004, poco prima della sua morte, dalle pagine del quotidiano di Parigi “Le Monde” suggerì di eliminare il sostantivo di “Matrimonio” dal codice civile francese. La proposta era relativa al problema dello stato giuridico delle coppie omosessuali. Perché è così importante abolire e/o sostituire un sostantivo?

Perché con le parole si può cambiare la realtà. Con una parola si può decostruire un fatto, stravolgendone volto e significato. La diffusione sempre più insistente delle “parole nuove” ha attraversato la fine del secondo conflitto mondiale e della guerra fredda, determinando il successo di una  “rivoluzione culturale globale”.

Nuovi concetti e nuovi paradigmi sono stati diffusi ed imposti dalle “minoranze dominanti”, per gestire, incrementare ed, infine, stabilizzare il loro potere. Le parole verità, conoscenza, morale, coscienza, ragione, padre, madre, sposi, marito, figlio, verginità, gerarchia, carità, speranza, peccato, natura, aborto etc. etc. sono state sostituite con termini quali competenza, etica globale, sentimento, sensibilità,  genitore 1 e 2, partner, compagno/a, uguaglianza, solidarietà, salute riproduttiva, orientamento sessuale, qualità di vita, approccio inclusivo, sviluppo sostenibile, pari opportunità e così via. Spesso le parole nuove hanno un carattere ambivalente. Termini come consenso, sostenibilità, libera scelta, tolleranza, sono come l’arte astratta possono prendere significati diversi, in base al bagaglio di competenze di chi guarda l’opera o ne usa il termine.

Buzzword, le chiamano gli inglesi: parole che ronzano, insistenti come le ali di una zanzara il cui unico scopo è succhiarti la vita. Quand’è il momento lo capisci perché il ronzio cessa.

E poi le parole vuote di tutti quelli che non vogliono davvero dirti qualcosa, il cui discorso, depurato e spremuto, è solo suono senza significato.  Tale ambiguità non è innocente perchè induce ad acquisire una mentalità relativista. Parole vere ed antiche come “famiglia” sono diventate multivalenti, c’è la famiglia nucleare, allargata, tradizionale, monoparentale, omoparentale etc… l’ambivalenza della parola espelle la verità dal concetto di famiglia, cancellandone il significato. Se tutto è famiglia, nulla è famiglia. Proprio l’auspicio di Derrida. La progressiva dimenticanza dell’idea della verità delle cose, scoraggia l’esercizio del giudizio sulle cose stesse ed invita a non fare più opera di discernimento sulle idee e sugli avvenimenti. È come abolire il pensiero.

Le parole nuove sono principi attivi, militanti, hanno un potere quasi divino, ricreano la realtà, non tornano a casa senza avere espletato il loro ruolo di trasformazione ed avere diffuso “dolcemente”, senza traumi, l’egemonia della cultura globalista e relativista. Alla fine il sesso sarà diventato il genere, l’aborto la salute riproduttiva, la famiglia le famiglie, gli sposi i partners, la felicità sarà diventata qualità di vita etc. Parafrasando la risposta del duca di Liancourt a Luigi XVI, che gli chiedeva informazioni sui tumulti intorno alla Bastiglia, si direbbe  che non si tratta solo di “parole”, si tratta di una rivoluzione. Parole trasformate in strumenti di guerra, in “principi dinamici di azione” capaci di realizzare cambiamenti in tutti i settori della società, della politica, dell’economia, della vita comune di ogni giorno. Neanche la Chiesa Cattolica è sfuggita a questo processo grazie alla nouvelle theologie che è stata un eccellente veicolo di trasmissione della rivoluzione globalista all’interno della Chiesa, producendo una cultura delle fede che, di fatto, esclude Dio dal mondo per relegarlo nell’alto dei cieli come poetava, o meglio, auspicava Jaques Prevert. Una condizione interna alla cultura cattolica che, fra gli altri effetti, rende impossibile qualsivoglia tentativo di Dottrina Sociale della Chiesa.

L’avvento della neolingua, annunciata da grandi scrittori, anticipatori del mondo contemporaneo, come George Orwell e Aldous Huxley, non si limita a trasformare la cultura per educarci tutti, ma vuole imporre un nuovo codice civile e penale conforme ai nuovi paradigmi imponendo per legge nuove mentalità, nuovi comportamenti, arrivando ad intromettersi nella famiglia, nella scuola, negli ospedali, nelle aziende, nelle chiese per sostituirsi, per esempio, al rapporto padre figlio, al quale sarà tolto, se la legge dovesse passare, il diritto di dissentire dal figlio omossessuale, pena il carcere. Questa intromissione è tipica dei regimi totalitari che vedono la persona e la famiglia in funzione del “potere” e non l’inverso. L’etica globale relativista si pone al di sopra di tutto, dell’autorità dei genitori, dell’insegnante, del parroco, dell’imprenditore, vuole instaurare un legame diretto con l’individuo, dopo averlo isolato e atomizzato.

Fino al 2000 la Rivoluzione Culturale Globale si è diffusa in modo quasi silenzioso. Un mondo nuovo senza muri e confini, tutti fratelli, pacifismo, mondialismo, ecologismo, con lo sfondo musicale di “Imagine” di John Lennon, espressioni poetiche ed accattivanti con le quali si procedeva al lavaggio del cervello dalla prima elementare in su. Con l’avvento del terzo millennio, la progressiva applicazione del Trattato di Maastricht e la guerra alle identità nazionali ed ai suoi valori, la rivoluzione culturale ha assunto un carattere più esplicito ed aggressivo. Tolta la maschera pacifista e “fratellista”, tende ad assume la divisa del gendarme per arrestare chi dissente. Ma per fare ciò ha bisogno di strumenti civili e penali. È necessario passare ai fatti. La rivoluzione ha fretta, deve schiacciare il dissenso attraverso l’intimidazione prima, e la repressione, poi.

San Giovanni Paolo II insegna che “il totalitarismo nasce dalla negazione della verità in senso oggettivo”. In questo senso il testo della legge Zan è solo un passaggio della “rivoluzione culturale globalista” alla quale, oggi, non basta più educare ma vuole condannare a norma di legge chiunque osi pronunciare parole obsolete. Se è così, la guerra alla libertà di parola è solo un episodio minore della guerra alla libertà della verità alla quale questa legge sembra votata.

 

 

 

 

 

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *