RATZINGER E SARAH HANNO TOCCATO IL NERVO SCOPERTO DELL'”IDEOLOGIA BERGOGLIANA”

 

di Eugenio Capozzi

16 GENNAIO 2020

da: L’OCCIDENTALE

Dopo giorni di polemiche roventi sul volume in difesa del celibato sacerdotale firmato dal papa emerito Benedetto XVI e dal cardinale Robert Sarah, Des profondeurs de nos coeurs, e alla luce dei contenuti effettivi del libro stesso, si può affermare che la contesa sorta in questa occasione rappresenta una svolta epocale, un punto di non ritorno per la dialettica interna alla Chiesa e al mondo cattolico.

La gigantesca macchina messa in moto dall’establishment ecclesiastico e mediatico vicino a papa Francesco per svalutare la presa di posizione di Ratzinger e Sarah, e per far passare l’idea che l’operazione sia stata il frutto di una manipolazione messa in opera dal prefetto della Congregazione per il culto divino, ha avuto un clamoroso effetto boomerang. Essa ha evidenziato, infatti, maggiormente il peso simbolico ed effettivo del pronunciamento dei due. Ha mostrato chiaramente quanto quest’ultimo abbia creato scompiglio nello schieramento “progressista” nella Chiesa. E, dunque, ha ulteriormente sottolineato tanto la persistente autorità del pontefice emerito quanto quella del porporato africano, suggellando agli occhi del mondo il legame spirituale e culturale forte che esiste tra loro.

Le pesanti pressioni poste in opera su Ratzinger per fargli ritirare la firma dal volume – concluse con il compromesso di un “declassamento” della partecipazione dalla doppia intestazione al “contributo” – hanno cambiato ben poco nella sostanza della questione, ed anzi ne hanno amplificato la valenza. Alla luce della documentazione fornita da Sarah, traspare inequivocabilmente come il volume sia stato il frutto di un progetto comune, come la sua stesura sia stata puntualmente seguita dal papa emerito in tutte le sue tappe, fino alla correzione delle bozze, e come Ratzinger avesse autorizzato Sarah a usare il suo saggio secondo i suoi progetti.

Ma la lettura del libro – che da ieri è stato messo ufficialmente in commercio, balzando immediatamente in testa alle classifiche di vendita on line – rafforza ulteriormente la convinzione che vi sia stata, fin dall’inizio, una stretta comunanza tra i due autori nel progetto. Esso è infatti articolato su una netta divisione di compiti, tenuta insieme da un assunto concettuale pienamente condiviso.

Il saggio di Ratzinger, a partire dal dibattito teologico e storico-scritturale, illustra l’asserzione secondo cui il sacerdozio cattolico non costituisce un semplice servizio alla comunità dei fedeli, ma una consacrazione totale della vita a Dio, incompatibile con altri fini. Il suo assunto di fondo, molto severo con alcuni sviluppi della Chiesa contemporanea, è quello secondo cui “alle radici della grave situazione in cui versa oggi il sacerdozio, si trova un difetto metodologico nell’accoglienza della Scrittura come Parola di Dio”. Ad avviso di Benedetto XVI “L’abbandono dell’interpretazione cristologica dell’Antico Testamento ha portato molti esegeti contemporanei a una teologia senza il culto. Non hanno compreso che Gesù, al posto di abolire il culto e l’adorazione dovuti a Dio, li ha assunti e portati a compimento nell’atto d’amore del suo sacrificio”.

Queste non sono affermazioni episodiche, né semplici considerazioni “tecniche” sul tema del sacerdozio, ma elementi di una visione complessiva della storia della Chiesa, fondata sulla contrapposizione tra la salvaguardia di una funzione profetica della Chiesa stessa, “nel mondo ma non del mondo”, e una tendenza all’accentuata mondanizzazione della presenza cristiana nella realtà umana, sempre più schiacciata sulla dimensione sociale e politica.

Una riflessione che combacia coerentemente, completandola, con quella esposta da Ratzinger in quegli “appunti” sugli abusi sessuali nel clero, pubblicati l’anno scorso, in cui egli sosteneva appassionatamente – contro ogni lettura riduttiva del fenomeno in termini psicologici, sociologici o di abuso di potere – che la tendenza alla pedofilia tra i sacerdoti deriva innanzitutto dall’affievolirsi, all’interno della Chiesa, della nozione del bene e del male, e dall’influsso delle teorie della liberazione sessuale penetrate anche al suo interno a partire dagli anni Sessanta del Novecento. E che assume, come è inevitabile, nei fatti una valenza fortemente polemica contro le cospicue spinte oggi presenti in alcune Chiese nazionali europee – quella tedesca in primo luogo – verso una sostanziale “laicizzazione” dell’istituzione e dei suoi membri, mosse dalla convinzione che ciò serva ad avvicinare efficacemente la Chiesa alle società, rendendo più pervasivo e comprensibile l’evangelizzazione. Spinte che molti, in quelle Chiese, ritengono siano condivise da papa Bergoglio.

Lo scritto di Sarah presente nel volume rappresenta, allora, una chiosa alla lezione ratzingeriana, traendone le conclusioni “politiche”: se le cose stanno come Benedetto dice, ogni interpretazione del dibattito sorto nel Sinodo per l’Amazzonia come autorizzazione a derogare, in tutto o anche soltanto in parte, dall’obbligo del celibato per i sacerdoti è destituita di fondamento, e ogni passo in tal senso avrebbe effetti devastanti per il fondamento stesso del cattolicesimo.

La reazione immediata, in certi casi rabbiosa, degli ambienti cattolici progressisti al volume di Ratzinger e Sarah è il segno inequivocabile che i due autori hanno toccato un nervo scoperto nei progetti “rivoluzionari” portati avanti dai gruppi ecclesiali/teologici che sostengono l’attuale pontificato, e che il pronunciamento autorevole di Benedetto XVI rischia di porre un ostacolo concettuale insormontabile alla strategia che vede la Chiesa “ospedale da campo” come una istituzione sempre più integralmente secolarizzata, risolta quasi del tutto in un’azione sociale e politica.

Ma proprio con la veemenza della loro reazione, con la loro chiara spinta a delegittimare gli interlocutori, quei critici hanno contribuito in misura decisiva a porre il volume Des profondeurs de nos coeurs come il vero e proprio “manifesto” di un’opposizione e di un’alternativa “anti-bergogliana”, che il testo non intendeva essere. Evidenziando, per converso, come la volontà di rinnovamento incessantemente proclamata dal pontefice in carica come via per una rinnovata e più efficace evangelizzazione sia stata fino ad ora troppo spesso “sequestrata” da una minoranza di ideologi, abissalmente distanti dal sentire dei fedeli e del clero cattolico di gran parte del mondo.

1 comment
  • Pietro Tumminia
    gennaio 21, 2020 at 7:51 pm

    La conclusione dell’articolo lo definisce . Ci si affida ad un giornalista , pur rispettabile, per delle analisi in puro stile bergogliano del dire e non dire . I cattolici non sono chiamati a fare delle analisi ma ad intervenire con verità. Dica il caro giornalista se portare pachamama in San Pietro , istituzionalizzando l’idolatria , possa giustificare un tantino gli ideologi oltransisti come da lui vergognosamente definiti .

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