“ROBA DA MEDIOEVO”.

Verona, la famiglia e il medioevo, ovvero, l’argomento degli asini
Quante volte la stampa, a proposito del convegno sulla famiglia che si terrà a Verona il prossimo fine settimana, 29-31 marzo, ha riportato frasi di politici e ministri che dicono “è un ritorno al medioevo” oppure “mica siamo nel medioevo” o, ancora, “roba da medioevo”. Eppure costoro del medioevo non sanno alcunché, non hanno tempo per studiare, loro agiscono, e ben conosciamo i frutti di questa azione. Questi illustri personaggi, sanno di quale arco temporale stanno parlando? Hanno mai visitato la cattedrale di Orvieto, oppure Assisi, la Cattedrale di Reims, Notre Dame o Montecassino?
Come atto di carità intellettuale, cerchiamo di spiegare, in sintesi, di cosa si stia parlando.
Con il generico termine di medioevo si intende un periodo lungo circa mille anni che, convenzionalmente, inizia con la caduta dell’ultimo imperatore romano d’occidente Romolo Augustolo nel 416 d.C., e finisce con la scoperta dell’America nel 1492. Altri avvenimenti potrebbero essere indicati per datare l’inizio e la fine. Si potrebbe indicare come data di inizio il 313, anno dell’editto di Costantino, oppure il 410 quando Roma fu presa dai Goti. Quanto alla fine del medioevo c’è una data religiosa, il 1517 anno in cui Lutero consuma lo strappo da Roma, c’è quella politica, per l’Italia il 1492, anno della morte di Lorenzo il Magnifico, che segna il definitivo mutamento della concezione del governo medievale, oppure il 1494, quando Carlo VIII scende in Italia, c’è anche chi considera il 1453, anno della presa di Costantinopoli da parte dei musulmani. Ma non vorremmo esagerare e mettere in crisi le fragili menti dei nostri campioni del “luogo comune”. Il termine medioevo è più che altro un “pregiudizio” perché è, in partenza, una valutazione negativa. Medio è ciò che sta in mezzo, un’epoca tra altre due, quella classica e quella del rinascimento e moderna, queste sì meritevoli di essere designate in modo compiuto e positivo. Andrebbe bene, se non fosse che il medioevo ha meriti di grandezza inarrivabili, quali la conservazione e valorizzazione della cultura classica, Carlo Magno e la ricostruzione dell’Europa, le cattedrali, la filosofia scolastica, Severino Boezio (480-526) e San Tommaso d’Acquino (1225-1274), Dante Alighieri, la ricerca della comprensione razionale della fede che promuoverà la nascita delle Università a Bologna, Parigi, Napoli, Padova, Oxford, Cambridge, istituti che a tutt’oggi vanno orgogliosi del loro passato. Invenzioni come l’aratro pesante, l’orologio meccanico, gli occhiali, i caratteri mobili, le rotazioni agrarie e gli ordini religiosi: benedettini, francescani, domenicani, trinitari e cento altri, il pentagramma musicale, il gregoriano. Come avrebbe potuto, un’epoca di decadenza, produrre tali ricchezze e soprattutto fare arrivare sino a noi i suoi tesori ancora intatti.
Il termine medioevo non ha carattere storico, ma storiografico nel senso che mentre si può parlare di era romana e i romani erano coscienti di vivere la loro epoca, i medievali non seppero mai di essere tali. Il concetto di Medioevo viene coniato, per la prima volta, tra il quattrocento e il cinquecento per indicare il periodo intercorrente fra l’antichità e il rinascimento. L’espressione “media tempestas “ si trova adoperata per la prima volta dall’umanista Giovanni de’ Bussi, vescovo di Aleria in uno scritto del 1469, vale a dire in pieno rinascimento. Ma la leggenda nera del medioevo si afferma con l’illuminismo. Per gli illuministi il Medioevo fu il tempo della superstizione. L’illuminismo sottolinea la vittoria dei lumi “sull’oscurantismo clericale” come afferma Voltaire nel suo “Essai sur les moerus” nel 1756. Il giudizio illuminista è comprensibile se si tiene conto che il Medioevo fu, in positivo, la Cristianità. Quindi “medioevo”, è il tentativo di denigrare il tempo in cui, con tutti i limiti, i difetti ed i “crimini” di cui l’essere umano toccato dal peccato originale è capace, si edificò una societas christiana. Fu questo l’obiettivo di chi disprezzò le sue radici, pensando di portare il lume della ragione nel buio del tempo della fede. Medioevo è un pregiudizio divenuto luogo comune, recepito in modo asinino, come tutti i luoghi comuni.
Nonostante siano innumerevoli gli studi sul Medioevo, occorre denunciare l’astio della cultura dominante per “questi tempi oscuri”, il cui torto più grande fu quello di essere secoli in cui la fede cristiana diventò letteratura, filosofia, scuola, costume, cultura, tecnologia e progresso, al punto che la vita del medievalista potrebbe consumarsi tutta nel raddrizzare torti, perché quasi sempre i fatti, i testi del tempo, smentiscono le leggende accumulatesi a partire dal XVI secolo e diffuse soprattutto con il XIX secolo. Ma nonostante tutto ciò il Medioevo, quale argomento degli asini, continua ad avere grande successo. D’altronde se Caligola voleva fare console il suo cavallo, a noi ci si potrà concedere di fare ministri i nostri asini.
Paolo Piro

 

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